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MARSELLUS


Diario


21 marzo 2006


“this is the end, my only friend the end….”

Qualche settimana fa mi si è rotta la stampante. Funzionava benissimo e d’un tratto ha cominciato a lampeggiare in modo isterico. Così, senza nessun segnale apparente, senza preavviso. Ho letto da qualche parte che le aziende programmano una determinata vita utile per gli oggetti, una sorta di procedura di autodistruzione, nascosta tra cavi e circuiti stampati. –Bastardi- , ho pensato. Ma poi mi sono detto che in fondo è meglio così: che sarebbe frustrante che gli oggetti fossero eterni, mentre noi invece cambiamo aspetto, opinioni, consuetudini e alla fine veniamo messi via col corredo di due lacrime, quattro fiori e dell’ultima foto che ci hanno scattato.
Ecco. Forse, per mitigare l’effetto di scazzo nel vedere la stampante che ti si rompe in mano quando ti serve, bisognerebbe cambiarla quando ancora funziona bene, essere parte attiva della sua fine. Ucciderla prima che lei muoia da sola.
Tutta questa sbrodolata, per dire che chiudo il blog?
Sì.
Perché sono innamorato delle sbrodolate: amo scrivere, creare immagini, giocare coi paradossi. E poi amo farmi leggere dalle altre persone, sperando che ciò che scrivo piaccia. Chiamatelo pure narcisismo che tanto avete ragione. D’altra parte ognuno ingrossa il suo ego dove cazzo gli pare, no?
Avrei potuto andare avanti per mesi, forse per anni, a raccontarvi le stronzate che avete letto fino adesso.
Vi perderete un post sulle Prussian Blue, un duo musicale formato da due gemelle tredicenni e neonaziste. E poi uno su Daniele Bossari e su quanto porti sfiga ai programmi che conduce. E non vi avrei nemmeno fatto mancare qualche riga sulle mie difficoltà a fare il nodo alla cravatta.
Invece, no.
Forse si ricomincerà da qualche altra parte, forse si sta già ricominciando, che “ogni fine è un inizio” e “chiusa una porta si apre un portone”, e bla bla bla…
Vedete? Non scrivo nemmeno trenta righe e già comincio con le frasi fatte e la retorica.
Date retta a me: non vi siete persi nulla.
La stampante si sarebbe rotta, tra poco.

Update: maledetto narcisismo! Uno è così preso dalle sue ragioni e dalle sue spiegazioni che si dimentica di ringraziare le persone che hanno dato vita insieme a lui a questo blog, quelle che ha conosciuto grazie a queste pagine e quelle che l'hanno seguito più assiduamente, con commenti, suggerimenti, critiche e insulti (troppo pochi, purtroppo!).
Quindi, in ordine strettamente casuale, grazie a: Piè, Stagia, Giamma, Daniele, Paolo, Elisa, Dago, Watergate, Eva, Reiko, Kiki, Lù, Almalù, a tutti quelli che hanno commentato almeno un post e a tutti quelli che sono capitati da queste parti almeno una volta, e almeno una volta ancora ci sono tornati scientemente.




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8 marzo 2006



Mi sono imbattuto nell’ennesimo dibattito in tv in cui si trattava l’ormai plurisviscerato tema del uomo perfetto.Ovviamente in studio schiere di donne pronte a lanciare frecce avvelenate contro l’intera razza maschile. In poco tempo si è delineata la linea guida di tutto il dibattito, ovvero qualsiasi cosa un uomo faccia non va bene.
Per quanto mi riguarda non sono qua a difendere la categoria, - anche perché se non c’è riuscito Costantino presente in studio… - ma racconto brevemente cos’è emerso da 45 minuti circa di discussione. Nei primi dieci, partono le prime accuse sul rapporto uomo-pulizie domestiche e diciamo che è un po’ come sparare sulla croce rossa e il povero Costantino non può nemmeno abbozzare un minimo di difesa. Morale, ovazioni da parte del pubblico (90% donne) ad ogni intervento femminile. Il secondo argomento è l’uomo poco virile che passa troppo tempo tra creme, palestra e massaggi. Nemmeno in questo caso possiamo contare su un’arringa difensiva di Costantino, che è intento ad aggiustarsi le sopracciglia e l’orecchino.
Il terzo argomento inaspettatamente spacca in due il pubblico presente: l’uomo che piange è sensibile o debole? Qua il Costa sfodera un misto di acutezza e simpatia dicendo “ho pianto accarezzando un gattino, ma anche mentre pelavo una cipolla”. Qui il pubblico ha un giudizio unanime: Bravo Costantino! Pungente, ironico, gay.
Il finale del dibattito è scontato, e in un clima da pigiama party sono le 30-40enni single a farla da padrona: l’argomento, ovviamente, è il sesso. Emerge – ma va?! – che il maschio italiano risulta pienamente sostituibile dal vibratore a tre velocità e il gatto è dichiarato coinquilino ideale.
Nelle interviste finali viene fuori che tutte vorrebbero stare con Brad Pitt che va in palestra, si depila e non credo che passi i pavimenti con la scopa e il grembiule.
In più a molte non dispiacerebbe nemmeno il caro Costantino Vitagliano, ma la maggior parte delle presenti si dichiara già felicemente fidanzata/sposata, con un uomo e/o gatto.


(nella foto: Costantino e la sua compagna)




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5 marzo 2006





Finalmente si comincia.
Dopo aver rimandato per svariati mesi, prima perché non riuscivo a laurearmi, poi perché avevo un po’ di caga e infine perché non so se sia più stronzo il governo americano o più stupida la nostra burocrazia, finalmente sono a New York.
Per lavorare…
Per imparare a lavorare….
Per imparare la lingua…
Ok, è una bella vacanza con qualche sbattimento… pochi sbattimenti…
Ok, è una bella vacanza…
Comunque, prima di mettermi a parlare di questo grande e strano paese, mi sembra doveroso raccontare come sia andato il viaggio, visto che - come qualcuno sa - ho avuto qualche piccolo inconveniente.La prima parte, Milano-Londra, è filata piuttosto liscia: ho dormito per metà del viaggio e per l’altra metà mi sono divertito a vedere il mio vicino, un inglese sulla trentina, provare a risolvere un Sudoku. Visto che questa vacanza, immagino, confermerà parecchi luoghi comuni, iniziamo con il primo: gli inglesi sono stupidi! E non tanto perché il mio vicino non riuscisse a risolvere il “quadrato magico”, quello può capitare a tutti, tanto perché alla fine si è messo a imprecare con la sua ragazza, dicendole che sicuramente doveva esserci un errore, che lui aveva certamente fatto tutto giusto.
Seconda metà del viaggio (Londra-NY) e secondo luogo comune confermato…
Questa volta la mia compagnia erano due crucchi (tedeschi, ndFC), padre e figlio, tutti e due belli in carne; in particolare il padre era talmente abbondante da inglobare sotto l’ascella il bracciolo che avevamo in comune…
Tuttavia il luogo comune non è la stazza dei crucchi, ma la loro leggera predisposizione ad assumere ingenti quantità di birra… io durante il volo ho dormito parecchio, ma nei momenti in cui ero sveglio ho contato almeno 6 cadaveri a testa…
Da sfatare - strano a dirsi visto che volavo con la British Airways - il mito del cibo gramo… i vari spuntini che ci hanno offerto non erano affatto male, il pranzo, invece, riso con pollo al curry,.è stato davvero notevole
Fino all’atterraggio, dunque nessun problema.
E’ al primo contatto con gli americani che sorgono i primi sbattimenti…
Al controllo passaporti mi aspettava uno sbirro stile “the Shield”, pelato e parecchio incazzoso, che non appena ha sentito che mi fermavo per una vacanza di tre mesi mi ha sbattuto in uno stanzino dove, penso, avrei dovuto chiarire la mia posizione…
Dopo aver aspettato un’ora buona in compagnia di un cinese di 150 kg, una famiglia dimediorientali (otto persone di cui cinque bambini piuttosto vivaci..) e altri individui di svariate etnie, si sono decisi a lasciarmi andare, ovviamente non prima - questo non lo avevo ancora detto a nessuno, quindi… colpo di scena! - di avermi preso le impronte digitali e avermi fatto un bel primo piano (è comunque un trattamento che riservano a tutti).
Ok, fine della prima parte del mio diario, dalla prossima volta inizierò a raccontarvi come vanno le cose nella Grande Mela, come sono le case degli amerigheni (e ce ne sono di cose da dire…), quali sono le loro vere abitudini alimentari, quelle lavorative e, soprattutto, cosa propone la loro tv…

See ya…

(nella foto: la vendetta di Pol. Per maggiori delucidazioni, vedi post sotto...)




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24 febbraio 2006





6 Luglio 1982: la prima parola

Paolo: niu iok…
Mamma (urlando al papà nell’altra stanza): ha parlato! Ha parlato!
Papà (urlando alla mamma mentre legge il giornale): cos’ha detto?
Mamma (urlando al papà nell’altra stanza): ehm…
Paolo: niu iok! Niu iok!
Mamma (urlando al papà nell’altra stanza): ha detto “mamma”!
Mamma (rivolta a Paolo): con te faremo i conti dopo…



22 Dicembre 1987: la lettera a Babbo Natale

Caro babo nattale,
cuest ano sohno stato bravo e o fato tuti i compiti, cuindi mi devi portare tatni regali se no ti brucio la barbba. Adeso ce chi pesno voglio solo un’regalo! Voglio adnare a viverre a Niu Iorc!
Grasie,
Paolo
Dimetnicavvo: saltua a le rene e ahi foleti!


Qualche giorno dopo…

Babbo Natale (con in mano la lettera): piccolo stronzo ignorante e filoamericano di merda
Folletto: ma ha appena cinque anni…E poi, scusa: anche tu sei americano. Ti ha inventato la Coca Co…ahi!! Ma sei…ahia!!
Babbo Natale (levando il sangue dalla mazza da baseball con uno strofinaccio): guai a te se lo ripeti, sono stato chiaro? Che qui in Lapponia non ci sono mica i sindacati a proteggerti, schiavo dei miei coglioni!Torna subito a cucire i palloni!!
Folletto (singhiozzando): s-sì, capo…ogni tuo desiderio è un ordine.
Babbo Natale (riprendendo in mano la lettera): mi è giusto avanzato un Sapientino Genius per questo piccolo bastardo.



13 Giugno 1987: in vacanza

Paolo: …e poi voglio andare sulle torri gemelle, e visitare Central Park, e andare a vedere uno spettacolo a Broadway, e una partita di basket in un playground di Harlem, e il ponte di Brooklyn, e…
Papà (sottovoce alla mamma): glielo spieghi tu che stiamo andando a Bordighera?



22 Marzo 1999: la consapevolezza

Paolo (sdraiato sul lettino): ecco, dottore…io, diciamo, sono ossessionato da New York. La sogno ogni notte, raccolgo ogni ritaglio di giornale che ne parla, a volte mi convinco addirittura di viverci…E poi…oddio, mi vergogno un po’…a volte, quando ci penso, mi, ehm..eccito e…mi..(deglutisce)..”tocco”…lei capisce cosa intendo,vero?
Dottore (infilandosi un camice verde): certo che capisco. Molto, ehm..“toccante”. Ma io sono un dentista, non uno psicologo. E questa confessione non salverà il suo dente del giudizio…


7 Giugno 2002: l’esame di diritto privato.

Professore: allora…vediamo…ecco: mi parli del processo penale.
Paolo: ho il diritto di rimanere in silenzio!!
Professore: guardi…mi mancano tre giorni alla pensione, e il mio successore sarà un bastardo di prima categoria, glielo assicuro. Le ho fatto una domanda facilissima. Dica qualcosa e la promuovo.
Paolo: mi appello al quinto emendamento!!
Professore (stracciando il verbale): lei ha dei problemi…
Paolo (alzandosi in piedi e puntando il dito): farò ricorso alla Corte Suprema!! Lei non la passerà liscia!!
Professore (tra sé e sé): ma tutti a me, devono capitare…


Questo post è dedicato a mio fratello, che finalmente, anche se solo per pochi mesi, ha coronato il suo sogno di andare a vivere a New York.
In bocca al lupo, Paolo.
Spacca il culo agli scoiattoli di Central Park!!




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20 febbraio 2006





Quando si è bambini ci si immagina adolescenti.
Quando si è adolescenti ci si immagina adulti.
Quando si è adulti, però, non ci si immagina vecchi.
Ok, ammetto che - Chissà come sarà tra cinquant’anni avere la cataratta e passare le giornate chiuso in casa a vedere programmi televisivi. Che non vedrò perché, per l’appunto, avrò la cataratta…- non è un gran bell’immaginare.
Vi concedo anche l’attenuante che l’età adulta è quella più lunga, a meno che non si ammetta l’esistenza della post-adolescenza, che sarebbe come dire che un morto è un post-vecchio…Insomma, sei adulto da talmente tanto tempo che nemmeno ti accorgi che sei diventato un anziano…
Eppure col tempo i segni arrivano, piano piano ma arrivano. Oddio, piano piano…in realtà succederà da un giorno con l’altro. Ti sveglierai, ti guarderai allo specchio e ti accorgerai che non era un effetto ottico causato dalla rifrazione solare, ma che i tuoi capelli sono effettivamente grigiastri e ormai tendenti al bianco. Poche ore dopo entrerà in casa tua figlia - ebbene sì, avrai una figlia - che ti verrà incontro con uno strano esserino in mano, cui dirà – Su! Saluta il nonno! – A questo punto le tessere del domino cadranno talmente veloci che non farai nemmeno in tempo a rendertene conto. Sentirai un insopprimibile desiderio a tirarti su i pantaloni fin quasi ai capezzoli. A indossare calzini marroni e cappelli – fra l’altro, non so se ci avete fatto caso, ma solo gli anziani indossano cappelli. E siccome la popolazione con età superiore ai 65 anni sta aumentando, e la speranza di vita pure, ecco, diciamo che il business si fa interessante… -. Andiamo avanti: ti alzerai alle sei del mattino e andrai a letto alle nove di sera. Troverai attraenti le donne in menopausa, e le chiamerai “ragazze”. Tuttavia il flusso di informazioni riguardo all’avvenenza delle “ragazze” in questione non arriverà là sotto. Ti farai portare dalla Svizzera, eventualmente, delle caramelle romboidali azzurre. Per far spazio nella tua memoria ai nomi dei medicinali, comprimerai i tuoi ricordi in un piccolo anfratto della tua corteccia cerebrale, col risultato di rendere molto confuse le storie di vita che racconterai –questo fenomeno si applica pure all’attualità. Poche ore fa sono tornato da Roma. Siccome mia nonna evidentemente non ritiene Roma parte del mondo civilizzato, ogni volta mi informa di quello che è successo. Stavolta mi ha accolto così: "c’è stato quel leghista lì, adesso non mi ricordo come si chiama, che ha assaltato l’ambasciata di quel paese lì…di Gheddafi e ha preso l’influenza aviaria e rischia di non andare al mondiale.."- .
C’è poi un’altra cosa comune a tutte le persone anziane.
Che i cantieri aperti ne attirano l’attenzione come un acquario può incantare un gatto.
Se ne stanno lì le ore, qualunque sia il motivo per cui sono usciti. Chissà cosa pensano… A tutta la campagna che c’era lì, una volta? Alla loro prima fidanzatina, che abitava nel palazzo appena demolito? Al lussuoso condominio che nascerà al suo posto? O forse non pensano a nulla, e semplicemente approfittano della rete di fil di ferro per appoggiarsi e riposarsi, un po’ come i bambini che imparano a nuotare che se ne stanno aggrappati al bordo della piscina? -
Questa cosa dei cantieri me l’ha fatta notare Studio Aperto, negli ormai celeberrimi servizi on the road. Che per fare i simpatici chiedono a un bambino nella culla, a un cane (ci mancherebbe) e a un vecchio, cosa ne pensano, poniamo, del nuovo calendario della Santarelli. Ecco: di solito il vecchio lo beccano sempre di spalle, che fissa un cantiere, aggrappato alla recinzione. Vecchio che, per inciso, rimane in fissa per qualche secondo, ignaro e inconsapevole di quanto sta accadendo, e poi blatera un: “eeehhh…”, sinistramente simile al bau del cane. A volte mi viene il dubbio che a Studio Aperto, gli anziani in grado di intendere e volere li taglino…
Beh… spero di aver reso l’idea riguardo a quello che, ad andar bene, ci riserverà il futuro.
Mi rimane un unico dubbio: cosa si sogna, da vecchi?




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16 febbraio 2006



Ci sono sondaggi e sondaggi.
Ad esempio, il 9 Aprile, qualche milione di italiani parteciperà ad un indagine un po’ inutile per scegliere le persone che, per i successivi cinque anni, ubbidiranno ligi e servili all’America, a Sua Eccellenza Cardinal Ruini, alla Banca Centrale Europea e a quattro massoni.
E poi ci sono sondaggi che ci piacciono, che scavano nelle pieghe più recondite della felicità umana, che fotografano i gusti e le tendenze delle persone. Tutte cose che finiranno in mano agli uffici marketing che decideranno quali prodotti buttare, quali tenere e quali, eventualmente modificare.
(Apro una parentesi, intanto che ci sono. Nel caso fortuito in cui un uomo marketing della Coca Cola capitasse sul queste pagine: esportate la Vanilla Coke pure in Italia, io ve la bevo. Giuro.)
Torniamo a noi: uno dei sondaggi più interessanti che mi sono capitati tra le mani ultimamente è quello della ditta PleasureMeNow, che ha indagato i gusti dei consumatori mondiali in fatto di giocattoli sessuali (altra parentesi: da qui in poi ogni doppio senso è involontario).
Pensate sia una cosa stupida?
Pensate che io abbia fatto questo post per accontentare i vostri istinti più sordidi?
Pensate forse che io sia un pervertito?
Forse. Ma non solo.
Perché –cazzo! – questa è un’indagine che rivela anche cose serie. Se state attenti per le prossime cinque righe poi vi prometto che vi faccio vedere le foto di un po’ di giocattolini “interessanti”.
Ad esempio, il 74% degli intervistati troverebbe divertente che qualcuno gli regalasse un giocattolo sessuale. Fra l’altro il 56% di loro, già ne possiede dai tre ai sei e solo il 9 % non ne ha nemmeno uno. Scommetto che stasera guarderete il mondo con occhi diversi. In particolare mamma e papà.
Il risultato più interessante però è un altro, cioè che per il 16% dei maschi, il giocattolo preferito è il vibratore. Non per loro, eh? “Ovviamente” è per far divertire la partner. Non penserete mica che c’è gente che si finge impotente per non ammettere che gli piace…ehm…fare la cacca al contrario!?
Ok. È tempo di svelare la classifica dei giochini più venduti.



Al numero 9 …l’Anal Beads and Balls!!
Spiegazione (dal sito): non si infila dalla faccina. Quella è la maniglia per tirarlo fuori.




Al numero 8, troviamo invece il Cock ring!!
Questo non ho capito bene come funziona, ma in teoria è un vibratore da passeggio.




Al settimo posto c’è questo. Si chiama Bumps and Grinds.
Domande?




Al sesto posto una chicca, il Bullet Vibrator resistente all’acqua. Tecnicamente è anche questo un vibratore take away, con la differenza che questo te lo puoi portare pure al mare. Unica controindicazione: non è buona educazione uscire dall’acqua con un melone fra le gambe.




Al quinto posto c’è il Sex Stand and Swing. Sarò scemo io, ma anche di questo non ci ho capito granchè. O magari sono l’unico fesso che non ha ancora sperimentato il piacere di scopare su un’altalena…




Al quarto posto si posizionano i soggetti che li amano tutti. A corredo, la foto della Sex Machine, il coltellino multiuso del sesso. Personalmente trovo da antologia l’aitante palestrato ritratto sulla scatola mentre se la spassa con la sua vagina in PVC.




Terzo posto per i vibratori in generale. E qui proporrei questa chicca, pensata per le ragazzine al loro primo giocattolino “adulto”.




La piazza d’onore spetta all’elegante dildo di vetro. Quello qua sotto è il modello più venduto, buono anche come soprammobile.



Ma al primo posto c’è il fuoriclasse dei giochi erotici: il Rabbit Pearl. Sul sito si dice che sia stato usato e magnificato pure in Sex and The City (se qualcuno me lo può confermare, grazie). Beh, la forma non lascia spazio all’immaginazione, soprattutto le orecchie del coniglio. Tuttavia, si dice che la vera chicca siano le perle…


E voi, quale preferite?
Mi rivolgo alle donne, ovviamente.

Ma anche ai maschietti, se fate parte di quel famoso 16%…

 




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10 febbraio 2006





Vorrei parlarvi della Transnistria.
- Che cos’è? - Vi chiederete.
È uno stato. O meglio, loro dicono di essere uno stato, ma quasi nessuno al mondo lo riconosce (poi capirete perché dico “quasi”). In teoria, sulle carte geografiche fa parte della Moldavia, che, per chi non lo sapesse, è quel paese contro cui l’Italia a volte capita nelle qualificazioni mondiali.
Paese sfigatello, la Moldavia, eh?
Fino al 1991 poteva fregiarsi del titolo di “discarica dell’URSS”. Oggi, con l’indipendenza, può a ragione fregiarsi del titolo di “paese più inquinato d’europa”, grazie alla florida importazione di rifiuti tossici e alle numerose acciaierie straniere cui concede ospitalità. Non solo. È l’unico paese affacciato sul mare –Mar Nero, per la precisione - che non ha uno sbocco sul mare. Questo perché quando si sono messi lì a fare i confini delle repubbliche ex sovietiche, l’Ucraina ha deciso che tutto la costa moldava se la prendeva lei. Il massimo della beffa è che nell’estremità nord della costa, il confine moldavo dista dal mare di soli 5 chilometri. Una spiaggia, praticamente. La mappa qui sotto, seppur piccola, dovrebbe rendere l'idea.


Come se non bastasse, povera Moldavia!, un bel giorno il boss mafioso, Igor Smirnov – che trovate ritratto nella foto qui sotto vestito di una splendida giacca a mezze maniche – dichiara l’indipendenza della Transnistria, che è più o meno una strisciolina (gialla, nella mappa) che percorre tutto il confine orientale moldavo . Scoppia una tremenda guerra civile, fino all’intervento dell’esercito russo. Ecco, di solito gli eserciti, in particolare quello russo, intervengono per mazzolare i movimenti indipendentisti. In questo caso, no (e questo riafferma la sfiga che aleggia sulla Moldavia, oltre aconfermare una certa, diciamo, simpatia tra Russia e mafia).
La Transnistria diventa quindi indipendente, nel senso che nessuno se la va a riprendere, anche se non viene riconosciuta da nessun organismo internazionale. Questo nel 1992. Da allora il presidente è sempre lui, il “buon” Igor Smirnov, anche se le elezioni non vengono ritenute esattamente libere da diversi analisti, visto che quelle del 2001 Smirnov le ha vinte con il 103,6% dei voti a suo favore (giuro, c’è scritto su Wikipedia!). Questi, fra l’altro, ha impostato una politica vagamente nostalgica del comunismo, organizzando lo stato in soviet, dicendo più volte di ispirarsi a Stalin, rimettendo sulla bandiera l’accoppiata “falce e martello” e incarcerando e torturando gli oppositori politici come il buon vecchio KGB.
Oggi la Transnistria è il più grande mercato nero di armi del mondo.
Dalle vecchie fabbriche di Tiraspol (la capitale Transnistriana), tutte di proprietà di Smirnov e di suo figlio, escono pistole Makarov, mitragliette Policeman, lanciamine Vasiliok, lanciagranate Gnom e Spg-9, lanciarazzi anticarro Rpg7, razzi Bm 21 Grad, missili portatili Duga. E non bisogna dimenticare i razzi Alazan con testata a isotopi radioattivi che fino a qualche anno fa erano piazzati all’aeroporto di Tiraspol o, peggio ancora, le enormi quantità di sostanze chimiche e radioattive un tempo stoccate nei locali magazzini militari dell’Armata Rossa. Secondo le polizie e i servizi segreti occidentali in Transnistria si riforniscono i gruppi guerriglieri e terroristici di mezzo mondo.

Ecco…

Io ti auguro di essere trasferito lì, caro cassiere di Banca Intesa dei miei coglioni. E allora rimpiangerai quel ragazzo che voleva comprare il biglietto di Milan-Bayern Monaco, e che tu hai rimandato indietro a mani vuote per due giorni di fila inventandoti una scusa più ridicola dell’altra. Per la cronaca, era l’ultimo giorno di prelazione per gli abbonati, e ora mi ritrovo senza biglietto…
Quindi, ti auguro anche che il tuo cane caghi sul piede del presidente Smirnov…
Come ho già detto, la Transnistria è abbastanza famosa per le “attenzioni” che riserva agli ospiti delle sue prigioni…


(nella foto: il presidente Smirnov con l'immancabile giacca a mezze maniche)



Aggiornamento al 14/02
Stamattina sono passato davanti alla banca
C'era lo stesso cassiere
Sono entrato
Gli ho chiesto il biglietto per Milan-Bayern
Al mio posto
Curva Sud
Settore 210
Fila 11
Posto 12
Ha controllato sul computer
Non l'aveva ancora comprato nessuno
Mi ha sorriso e mi ha fatto il biglietto
"Te lo meriti", mi ha detto
Io ho abbassato la pistola dalla sua tempia
Gli ho sorriso
E, nonostante tutto, gli ho risparmiato la vita




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1 febbraio 2006




La regola sarebbe che in questo blog non si parla di attualità e non si cerca di fare i paladini dell’informazione libera. Quindi, se per caso scopro una notizia nascosta e sensazionale, in grado inceppare il perfetto ingranaggio dei potenti, me la tengo per me. Che tanto che cazzo inceppo, che ho dieci visite al giorno a dir tanto…Per queste cose, rivolgetevi a Beppe Grillo.
Questo però non vuol dire che non tenga a voi che capitate su queste pagine.
E quindi ho deciso, derogando per una volta ai miei principi, di rendermi finalmente utile, in particolare ai maschietti (anche se sono sicuro che pure le femminucce apprezzeranno).
Adesso arrivo al dunque.
Anche se non sembra, tra poco sarà primavera, cari miei. I vostri ormoni stanno per risvegliarsi dal letargo, sciami di giovani donne vi mostreranno, cm dopo cm, le loro migliori qualità.
E voi? Avete qualcosa da mettervi?
Ecco: credo che TV e giornali abbiano reso un pessimo servizio di pubblica utilità, non mostrando adeguatamente la presentazione delle creazioni dei migliori stilisti del mondo, avvenuta solo qualche settimana fa. Questo, secondo me, perché i potenti vogliono tutte le donne per loro, e quindi fanno la classica telefonatina al direttore del TG1 e bloccano tutto, Così, al massimo, trattano l’argomento in coda al TG e vi liquidano con frasi tipo: - quest’anno torna di moda l’uomo elegante, ma con il tipico brio da studente ripentente in un istituto tecnico di provincia. – Voi allora vi comprate una cravatta, il bomber e gli anfibi con la punta in ferro (ah..quanti ricordi…) e pensate di essere Beckham, mentre in realtà il mondo femminile vi ride alle spalle.
Mi ci è voluto un po’ per trovare il materiale, ma penso che, presentandovelo oggi, avrete tutto il tempo di andare nelle maison di Via Montenapoleone a prendere i vestiti e battere così sul tempo i potenti. Che si vestano da Conbipel, gli stronzi…
Va beh…cominciamo.

Modello numero 1: “the business man”

 

Questo modello è presente in due varianti, “the collaborator/project” oppure “the indetermined contract”. Il tentativo è quello di disaffrancarsi dagli stilemi del tipico look da ufficio, con visiera, camicia a maniche corte e penna a sfera nel taschino. La fantasia della camicia riecheggia il tipico timbro dei documenti da protocollare, omaggio dello stilista alla categoria degli impiegati statali. La cuffia e gli occhiali da sole sono due accorgimenti originali per proteggersi rispettivamente dall’aria condizionata e dall’abbagliante luce dei neon. Il modello porta la borsa a mano perché lo stilista si è dimenticato di disegnare la tracolla.


Modello numero 2: “mare dentro, cena fuori”



Diversi sociologi hanno dichiarato che l’uomo del 2006 avrà una costante voglia di mare. Da qui, la tendenza ai pantaloni modello “acqua in casa”, un vero must per gli anni a venire. La camicia, invece, è un’originale creazione che mischia simboli sacri, stemmi araldici e vomito dello stilista.


Modello numero 3: “appuntamento al buio”



Questa creazione rappresenta il bisogno estremo dell’uomo di oggi di apparire anticonformista e misterioso. Vedendo un accostamento ardito come questo “blu elettrico- verde padania”, la donna non rimarrà indifferente, ma si porrà una serie di domande, tipo: - Ma questo si veste al buio o ha perso una scommessa?


Modello numero 4: “ l’amore è cieco”



Nata come busta gialla della Caritas, questa collezione mescola elementi traditional come il kilt, cool come le sneakers, rock n roll come la maglietta unta e sentimental come le calze della nonna morta. Una curiosità: la pelliccia è coperta di vere pulci italiane.

Modello numero 5: “metti una sera a cena…”


Questo è un modello particolarmente raffinato, e quindi non per tutti. È destinato ad un uomo sofisticato, ma trasandato, rivoluzionario, ma tradizionalista, interista, ma milanista, e via dicendo.
Il papillon e il cardigan sono vestiti “a la Calderoli”, tipico esempio di un’eleganza e di una pulizia non ostentata, ma interiore. Al contrario, l’accappatoio che correda il tutto, sta a significare: - Mi sono appena fatto la doccia.-


Modello numero 6: “the gentle killer”



Questo modello gioca a confondere le idee, a rimescolare le carte, a stuzzicare il palato, a ironizzare con leggerezza sui conformismi della nostra società. L’idea è semplice quanto geniale: disegnare un maglioncino finemente ricamato e una camicia new romantic di raso bianco. E poi farli indossare a un maniaco pluriomicida.


Modello numero 7: “ambiguité”




La faccia perplessa del modello è il miglior commento possibile.

Scusatemi...ho appena ricevuto una telefonata da un potente. Mi ha detto che sarebbe il caso che smettessi. Quindi, non potrò farvi vedere i modelli "sex on the beach" e "funeral n°5".  Mi spiace, ma in quelle due occasioni nessuna ragazza bramerà di concupirvi. Provate da Beppe Grillo, al massimo...




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27 gennaio 2006






Ermenegildo “Gildo” Hubscht nasce il 3 Ottobre 1909 in un sobborgo di Vienna. Il padre, Anselmo “Selmo” Hubscht è un onesto manovale che ha ereditato dal nonno Bodo la passione per la caccia e per i nomi spiritosi ed originali. La madre, Marie Von Kreuzen, di 19 anni più giovane del padre, discende da una nobile famiglia viennese ed ha sposato Selmo, pare, a causa di una scommessa persa.
Il giovane Gildo trascorre l’infanzia presso il collegio gesuita di Purkersdorf. I rapporti con i compagni sono difficili, a causa della già precoce sensibilità artistica di Gildo, non del tutto apprezzata. Tuttavia, egli riceve aiuto e protezione da Padre Klaus, che nutre per il ragazzo un “particolare” affetto.

- Certo che mi ricordo di Gildo – racconta il religioso – riponevamo in lui grandi speranze…”riponevamo”…uh, uh…”grandi”…eh, eh… “speranze”…ah, ah, ah,…ehm…scusate.. -

Di ritorno a casa, dopo cinque lunghi anni, Gildo è costretto ad assistere al disfacimento della sua famiglia. Sua madre, infatti, abbandona lui e il padre per un giovane e ricco commerciante ebreo.
Al termine di una lunga riflessione, Gildo compie la sofferta decisione di andare a vivere con la madre, abbandonando anch’egli il padre con uno struggente:
- Addio, povero vecchio stronzo…-
Selmo Hubscht si toglierà la vita il giorno stesso.

Sono anni difficili. È il 1925, e l’Austria è piegata dalle sanzioni imposte dalla pace di Versailles. Le difficoltà economiche, la precoce tendenza alla ribellione e la volontà di comprarsi un orologio a cipolla all’ultimo grido, spingono Gildo verso il sordido mondo del traffico di droga. A soli sedici anni, il nostro giovane bohemién è uno dei più importanti spacciatori d’assenzio di Vienna.

Dalla suburbia alla lotta proletaria il passo è breve. È periodo di occupazione di fabbriche, di rivendicazioni sindacali: a Vienna si mormora di un’imminente rivoluzione. Gildo è uno dei capi del movimento operaio. Il suo ruolo, ovviamente, è quello dell’intellettuale di riferimento, quello che “detta la linea”. Ai tremendi scontri degli anni successivi Gildo non partecipa, ma si chiude in casa a scrivere quello che lui definisce “il più grande manifesto proletario dai tempi del capitale di Marx”. L’opera purtroppo non vedrà mai la luce. Dopo otto anni di duro lavoro, infatti, Gildo aderisce al Partito Nazista e si trasferisce in Baviera. Del suo manifesto proletario ci restano solo 12 pagine di appunti, ringraziamenti compresi. Della sofferta scelta politica, una frase annotata sul suo diario:
- In Baviera c’è pieno di fighe e la birra è ottima. –

Anche nel suo appoggiare un regime abominevole come quello nazionalsocialista, Gildo è, a suo modo, un precursore. Nel suo carteggio con Hitler in persona, consiglia al Furher l’abbandono delle camere a gas come arma di sterminio del popolo ebreo. Al loro posto, egli suggerisce di far esplodere i soldati in mezzo agli ebrei con delle cinture al tritolo. “Basterà promettergli il paradiso, e sette vergini a testa”, scrive. Grazie alla scoperta di queste missive, Gildo eviterà di essere incriminato a Norimberga. Tuttavia, sessant’anni dopo, il Presidente Americano Gorge W. Bush lo citerà come uno dei fondatori di Al Qaeda e inserirà l’Austria tra gli stati canaglia, insieme a Iraq, Iran e Corea del Sud.

Dopo la guerra, Gildo vive una fase di grande fervore letterario e patriottico. Pubblica infatti trentasette volumi in tre anni, tra cui ricordiamo “Svegliati, Austria” ( Ed. Martzinger, 1952), “Dell’Austria e della conquista del mondo”(Ed. Martzinger, 1953) e, soprattutto, “Cosa abbiamo noi in meno degli Stati Uniti d’America?” (Ed. Martzinger, 1954), che riscuote un enorme successo tra la popolazione umiliata e prostrata dalla guerra persa.

Col successo arrivano i soldi e Gildo sperimenta per la prima volta nella sua vita la condizione di miliardario. Sono anni felici: viene fotografato con decine di giovani donne, passa le notti nei night club più alla moda, mangia ostriche e caviale persino a colazione. Tuttavia, questo non frena il suo animo combattivo: nonostante il successo, è ancora un “uomo contro”, refrattario alle regole e al conformismo imperante. Tale conflitto raggiunge l’apice quando, dopo una furiosa polemica con il Ministero delle Finanze Austriaco, decide di auto-esiliarsi e di andare a vivere in Lussemburgo. Il suo abbandono del suolo natìo, avvenuto nella notte tra il 16 e il 17 Marzo del 1958, è accompagnato da una lunga e struggente lettera ai suoi concittadini, che viene pubblicata il giorno successivo sulla “Wiener Zeitung” e che si intitola “Col cazzo che vi do i miei soldi, straccioni di merda”.

Negli anni a venire, è notevole l’influenza di Hubscht sul Primo Ministro lussemburghese Jean Clabeau, tanto che questi, il 16 Aprile del 1960, dichiara guerra all’Unione Sovietica. Tale decisione viene tempestivamente ritrattata, quando al Primo Ministro viene fatto notare che il Lussemburgo non ha un esercito. Durante tutti gli anni sessanta, Gildo conduce una vita ritirata e tranquilla. La noia, e la notizia che gli hippie statunitensi praticano l’amore libero, lo convincono ad emigrare negli Stati Uniti d’America. Ovviamente, i soldi rimangono in Lussemburgo. Tra il 1972 e il 1977 Gildo si sposa sedici volte e mette al mondo dodici figli, di cui solo due, Olgo e Colmo, legalmente riconosciuti.

Uomo dalle ferventi passioni, Gildo Hubscht ama e odia con eguale dedizione.
In particolare, ama la barba e odia i baffi.
Nel 1979, alla vigilia della finale NBA Boston Celtics-Los Angeles Lakers afferma che avrebbe ucciso Larry Bird se non si fosse tagliato “quei baffi da finocchio”. L’intervento dell’ FBI, che scopre una cintura esplosiva nel garage di Hubscht, sventa la tragedia. Gildo, indignato, lascia immediatamente gli Stati Uniti, e si rifugia in Giappone, “il paese con meno baffuti al mondo”, come lascia scritto sul suo diario, dimenticato a New York nella frettolosa partenza.
 
Nel 1986 arriva la consacrazione: l’accademia di Stoccolma gli conferisce infatti il premio Nobel per la Letteratura. Dopo aver ritirato l’ambito riconoscimento, torna trionfale a Vienna, accolto dal presidente Hittemburg, che gli condona tutte le tasse non pagate e gli dedica lo stadio della città. Gildo, per contraccambiare un simile gesto, e soprattutto per dare un segnale di svolta ai suoi rapporti con i compatrioti, si tinge i capelli di biondo platino.
Tuttavia, l’idillo dura poco. Tra il 1990 e il 1997, ha sette infarti, uno all’anno. Inoltre gli viene diagnosticato un tumore al cervello, un inizio di Parkinson e una rara forma di infezione che ne pregiudica quasi totalmente la mobilità.
Gildo Hubscht muore all’età di 92 anni, il 13 Febbraio del 2001 a Rio de Janeiro, durante il carnevale.




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22 gennaio 2006





Sabato, ore 17,15.
Io e la mia ragazza siamo davanti a “Cinelandia”, lo sfigatissimo Multiplex di Lodi, alla ricerca di un film per la serata.

Cronache di Narnia
? Vade retro…
“Dagli autori di Galline in fuga…” ? Naa…
Eccezzziunale veramente, capitolo secondo…me? Mmm…no (andrò in settimana con gli amici…)
The new world? Alt.

The new world
!?!?
Di Terrence Malick!?!?
Il regista misterioso che ha fatto quattro film in trent’anni!?!?
Film, per inciso, più lenti di un treno regionale Lodi-Milano, più introspettivi di una colonscopia, più pesanti di un salame intinto nel lardo!?!?
In un cinema dove non programmano “Match Point” di Woody Allen perché è troppo intellettuale!?!?
Mistero. Però, visto che ci siamo…

FC: - Senti, ti andrebbe di andare a vedere The New World?
R: - Di cosa parla?
FC: - Hai presente la storia di Pocahontas e del capitano John Smith? Che lei è una pellerossa e lui un colone inglese e poi si innamorano e finisce male, credo… -
R: - Mah, mi sa tanto di una di quelle americanate tipo Braveheart, Alexander. –

Io le rispondo di non preoccuparsi, la rassicuro sul fatto che sarà uno stupendo e lentissimo polpettone introspettivo di due ore e trentuno minuti, ma in quel momento ho l’illuminazione.
Immagino l’ufficio marketing della Eagle Pictures, più precisamente la riunione in cui si sarebbe decisa la strategia del lancio del film.

Max Air: - Signori, questi sono i fatti. Secondo i nostri calcoli, The New World ha un pubblico potenziale di due spettatori per sala. –
Steven Google: - Siamo rovinati!! Questo film ci è costato trenta milioni di dollari…
John Pepsi Cola: - Calma! Ora non serve piangere. Bisogna ragionare. Dobbiamo trovare il modo di aumentare il bacino potenziale di spettatori.
Richard Pentium III: - John ha ragione: in fondo, il protagonista è Colin Farrell! .
Michael Ipod Nano: -
E la storia è quella di un cartone di Natale della Disney…-
Luke Hellomoto: - Basterà fare una locandina e un trailer simili a quello di Braveheart o di Alexander e il gioco è fatto.

In effetti, il make up non sbava da nessuna parte.
La locandina mostra un Colin Farrell languido e barbuto, mentre abbraccia la bella indianina, e mentre brandisce la spada come l’Ultimo Samurai. L’immagine ha i colori caldi del Titanic e il lettering fa molto Signore degli anelli. Non vi è traccia di Leoni o Orsi d’oro – indici più che attendibili di pallosità – e anche il nome del regista appare abbastanza hollywoodiano. Terrence
Malick. Mica “Fratelli Dardenne”, o “Emir Kusturica”, o “Ermanno Olmi” o un qualunque nome giapponese o coreano.
Un’esca perfetta.
In quel momento immagino anche una serie di coppiette di paese: lei la classica fighettina passata direttamente dall’oratorio al bar, lui il classico tamarrino passato direttamente dal biliardino al videopoker. Lui che vuole vedere Abatantuono e lei che si impunta perché vuole piangere di nuovo per la triste sorte della coppietta multietnica. Oppure lei che vuole vedere “il nuovo esilarante lavoro degli autori di Galline in Fuga” e lui che la convince a sorbirsi un po’ di sangue, al prezzo di qualche inquadratura sui pettorali di Colin Farrell.
Quando la sera entro in sala, ne conto dieci, di queste coppiette.
Stando ad un indagine della Società Italiana di Andrologia, in 6 di quelle dieci coppie c’è un partner infedele. 8 di queste sono in crisi, ma non lo sanno, 4 si divertono a sperimentare nuove forme più violente e perverse di sessualità, e in 2 di queste c’è un omosessuale latente.
Quella sera, quindi, qualcuno/a sta timbrando il cartellino con legittimo fidanzato/a ( di solito con l’amante non si va mica al cinema…), altri hanno lasciato il frustino e la museruola nell’armadio, altri ancora vedono in questa serata l’ultima salvezza per una storia ormai allo sbando. E poi ci sono due maschietti che fantasticano su Colin Farrell tanto quanto le loro dolci metà.
Inizia il film.
Lento. Introspettivo.Pesante. Lungo. Ma bellissimo.
Però, mentre con un orecchio ascolto i soliloqui della giovane principessa pellerossa, con l’altro comincio a presagire i primi sintomi di insoddisfazione.

Lei: - Ma non era come Braveheart? –
Lui: - Ma quand’è che scopano?-
Lei: - Ma non parlano mai?-
Lui: - Ma quand’è che scopano? –
Lei: - Che palle!!! –
Lui: - Ma quand’è che scopano? –

Alla fine del primo tempo tre coppiette se ne vanno. Ho la ragionevole certezza che in una di queste, lei lascerà lui. Per un altro che già frequentava. Con cui faceva giochetti strani e che la faceva godere. Ma lui non si dispiacerà e capirà finalmente di essere gay.
Nel frattempo in America è domenica mattina, e uno dei sopraccitati uomini marketing - facciamo John Pepsi Cola - si sveglierà nella sua casa di Beverly Hills, felice ed economicamente appagato dalla perfezione della strategia elaborata insieme ai colleghi. Farà colazione con la moglie e il biondo frutto del loro amore. Poi prenderà la sua barca per fare un giro tra le insenature della costa californiana. Mentre domerà le onde, si sentirà come un colone, che si arricchisce in terre straniere con stupidi espedienti, approfittando dell’ingenuità e della debolezza mentale degli indigeni, e distruggendo senza remore legàmi e sentimenti.
In quel momento, John Pepsi Cola avrà capito il senso attuale e assoluto del film di Terrence Malick.
Nello stesso momento, altre sette coppiette si alzeranno deluse dalle sedie del cinema e si incammineranno - come Pocahontas e John Smith - verso la loro fine, accompagnate dalla lenta, introspettiva e pesante musica dei titoli di coda.





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